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Il riso italiano nell’alimentazione degli sportivi: Ainc con Ente Risi e Regione Lombardia


Oggi, a Milano, presso il Grattacielo Pirelli – Sala del Gonfalone, si è tenuto l’incontro “Il riso italiano nell’alimentazione degli sportivi”, promosso dall’Ente Nazionale Risi e patrocinato da Regione Lombardia, presentato e moderato dal dottor Domenicantonio Galatà, biologo e presidente onorario dell’Associazione Italiana Nutrizionisti in Cucina.


Ad aprire i lavori è stata la Presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba, che ha sottolineato con chiarezza il legame tra alimentazione e sport:


«Il cibo è fondamentale, ancora di più per chi fa sport. Spetta a chi segue professionalmente gli atleti dare le corrette indicazioni a tavola. Ricerca e studio, come record e risultati agonistici, non si improvvisano, ma sono frutto di una preparazione che complessivamente comprende anche una corretta e adeguata alimentazione».

Dalla dieta “in bianco” al carboidrato intelligente


Per anni il riso è “andato in bianco”, sinonimo di dieta, di leggerezza, ospedalizzato, di rinuncia.

Una narrazione che ha finito per impoverire il valore di un alimento che, in realtà, rappresenta uno dei pilastri dell’alimentazione globale.


Oggi, alla luce delle evidenze scientifiche e dell’esperienza sul campo degli atleti, il riso può essere definito a tutti gli effetti un carboidrato intelligente.


Durante la cottura, l’amido gelatinizzato crea una matrice che aiuta a trattenere e veicolare micronutrienti, contribuendo a limitarne la dispersione e a renderli più disponibili.

Un aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto nella costruzione di piatti completi destinati a chi pratica sport.


Perché il riso è strategico nello sport


Nel contesto sportivo, il riso si distingue per alcune caratteristiche chiave:


  • Alta digeribilità, fondamentale prima e dopo la prestazione

  • Versatilità, che consente di adattarlo a diversi momenti della giornata e fasi di allenamento

  • Assenza di glutine, che lo rende inclusivo e facilmente tollerabile



Non è un caso che molti atleti, anche di discipline diverse, lo considerino una base sicura della propria alimentazione. Dalla preparazione pre-gara al recupero, il riso si inserisce perfettamente nei diversi momenti della programmazione sportiva, confermandosi un alimento funzionale.



Un alimento globale, una radice italiana


C’è però un paradosso che merita attenzione.


Il riso è il carboidrato più consumato al mondo, eppure nel nostro Paese fatica ancora a essere riconosciuto per il suo reale valore. In Giappone si consuma circa 60kg procapite, in Italia appena 6kg l’anno.


Basta osservare le corsie del supermercato:

ricche, articolate e narrative quelle dedicate ad altri prodotti; più silenziosa e meno valorizzata quella del riso.

Eppure l’Italia è il principale produttore europeo, con una filiera che garantisce qualità, sicurezza e tracciabilità.


Negli ultimi anni, al contrario, si è assistito a una crescente diffusione di varietà straniere, spesso percepite come più funzionali o moderne, nonostante i ripetuti richiami e le allerte legate alla sicurezza alimentare abbiano sollevato interrogativi importanti.

Il punto non è demonizzare, ma riportare consapevolezza nelle scelte.


Il riso nella cucina italiana


Il riso non è solo un alimento.

È cultura gastronomica e tante altre cose.

Dai risotti della tradizione del Nord Italia alle preparazioni contemporanee, il riso è un ingrediente capace di valorizzare il territorio e dialogare con altri alimenti: verdure, pesce, legumi, erbe aromatiche.


È qui che emerge il concetto di “riso a colori”:

non più un alimento neutro, ma una base che accoglie e amplifica il valore nutrizionale e sensoriale degli ingredienti che lo accompagnano.


Le varietà integrali e pigmentate, inoltre, apportano fibre e composti bioattivi come gli antociani, contribuendo al potenziale antiossidante della dieta che nello sportivo significa recupero rapido e meno infortuni.


La nuova narrazione del riso


Il messaggio che emerge dal confronto tra istituzioni, professionisti e atleti è chiaro: il riso non è un alimento del passato, ma una risorsa per il futuro.


Un alimento che unisce:


  • agricoltura e territorio

  • scienza, nutrizione e cucina

  • sport e performance

  • cultura e convivialità


Perché, come emerso durante l’incontro, l’alimentazione non è solo un fatto biologico, ma anche sociale. La convivialità, elemento distintivo della dieta mediterranea, rappresenta un valore che il riso, con la sua capacità di stare al centro della tavola, è in grado di esprimere pienamente.


Conclusioni


Rimettere il riso al centro significa prima di tutto cambiare il modo in cui lo raccontiamo.

Superare lo stereotipo del “riso in bianco” e riconoscerlo per quello che è:

un alimento completo, versatile, sicuro e profondamente radicato nella nostra cultura.


In un’epoca in cui la valorizzazione di un prodotto si costruisce come una medaglia d’oro con metodo, ricerca e attenzione ai dettagli.


È da noi che dobbiamo ripartire: una nuova narrazione, più scientifica, più culturale, più italiana.


Dott. Domenicantonio Galatà

Biologo nutrizionista

Presidente Associazione Italiana Nutrizionisti in Cucina





 
 
 

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