Galatà: “La mensa scolastica non è un ristorante, è uno strumento educativo”
- Dr Domenicantonio Galatà

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Il presidente onorario Ainc Antonio Galatà interviene nel dibattito aperto durante il convegno “Innovazione digitale e politiche pubbliche per la riduzione dello spreco alimentare nelle scuole”, promosso da PlanEat presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati.
“Il menù fisso ha il problema di fondo che crea disaffezione: il bambino subisce il pasto perché non ha la possibilità di scegliere. Si ritrova un primo, un secondo, un contorno che qualcun altro ha deciso. Questa disaffezione crea distanza". Lo ha detto Nicola Lamberti, Ceo di PlanEat
Secondo Galatà, l’idea che i bambini debbano poter scegliere il proprio pasto per ridurre lo spreco alimentare rischia di semplificare eccessivamente un tema complesso. «I bambini – spiega – non hanno ancora gli strumenti per valutare in autonomia ciò che è più corretto portare a tavola.
Il centro della fame e della sazietà è certamente un meccanismo fisiologico importante che, se educato e allenato anche in famiglia, può aiutare il bambino a riconoscere e regolare le proprie porzioni. Tuttavia, non può sostituirsi al ruolo educativo degli adulti né alla responsabilità di definire un’alimentazione equilibrata e varia. Lavoro che ricordiamo viene svolto da esperti dietisti e nutrizionisti.
La ristorazione scolastica, infatti, non è soltanto un servizio di somministrazione dei pasti, ma rappresenta uno dei principali strumenti di educazione alimentare a disposizione della comunità. «Il menù programmato – continua Galatà – non è una limitazione della libertà, ma uno strumento pedagogico. Favorisce l’alternanza degli alimenti, introduce i bambini alla varietà e contribuisce alla costruzione di buone abitudini alimentari».
Senza una guida strutturata, il rischio è quello di consolidare preferenze già note e rassicuranti, riducendo progressivamente la varietà della dieta. «Se lasciassimo ai bambini la piena scelta – osserva Galatà – il risultato sarebbe spesso prevedibile: pasta al pomodoro, cotoletta e pochi altri piatti graditi. In questo modo non si stimola il palato né si favorisce la scoperta di nuovi alimenti, ma si rischia di attivare circoli viziosi che portano a mangiare sempre le stesse cose».
Per il nutrizionista, il tema dello spreco alimentare nelle mense scolastiche non può essere affrontato esclusivamente attraverso la personalizzazione della scelta. «Ridurre lo spreco è un obiettivo condivisibile, ma passa prima di tutto attraverso un lavoro educativo che coinvolga l’intera comunità: scuola, famiglie, operatori della ristorazione e istituzioni».
Sicuramente si potrebbero rivedere la composizione del menù, le modalità di cottura e presentazione dei piatti.
In questa prospettiva, diventa fondamentale rafforzare il dialogo tra mensa e famiglia. «Il vero salto di qualità – conclude Galatà – si ottiene quando quanto di buono viene fatto a scuola trova continuità anche a casa. Sensibilizzare i genitori e costruire una comunità educante attorno al cibo è la strada più efficace per formare cittadini consapevoli, ridurre gli sprechi e promuovere una cultura alimentare equilibrata fin dall’infanzia».
«Il punto forse è un altro: siamo sicuri che delegare ai bambini la scelta del menù sia davvero la soluzione? O rischiamo semplicemente di sottrarci alla responsabilità educativa che gli adulti – famiglia, scuola e istituzioni – dovrebbero assumersi nel guidarli verso abitudini alimentari corrette».




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