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  • Dr Domenicantonio Galatà

Nuovo Coronavirus: facciamo circolare le informazioni corrette

Tanto allarmismo e panico.

Alla base di tutto poca informazione.

Se volete sapere tutto sul coronavirus leggete questo articolo.


L’esordio


Nel mese di dicembre 2019 è stato segnalato a Wuhan, provincia di Hubei, un focolaio di polmonite associata ad un nuovo Coronavirus. Nelle settimane seguenti il virus si è diffuso in Cina e in altri paesi del mondo. Il 30 Gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’epidemia un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale (Public Health Emergency of International Concern, PHEIC). Così, mentre la popolazione dell’intero pianeta è comprensibilmente spaventata, medici e scienziati stanno facendo a gara per arginare il diffondersi dell’epidemia.


L’influenza più brutta della storia


Siamo spaventati perché ci portiamo appresso la memoria del passato. Mentre la prima guerra mondiale volgeva al termine la pandemia nota come ‶influenza spagnola″ provocava venti milioni di morti un numero superiore a quello dovuto al conflitto stesso. Gli esperti sostengono che l’elevata morbosità (con questo termine ci si riferisce al numero di ammalati in rapporto alla popolazione complessiva in un determinato arco temporale) seguita dall’enorme mortalità della pandemia influenzale degli anni dal 1918 al 1919 fosse dovuta in gran parte alle carenze del Sistema Sanitario dell’epoca, incapace di difendere una popolazione già messa a dura prova. All’epoca mia nonna aveva appena 4 anni. Perse il padre in guerra ma sopravvisse alla spagnola.

La pandemia del 1957 denominata ‶asiatica″ e quella del 1968 (‶Hong Kong″) sono state provocate da virus la cui patogenicità stimata era maggiore rispetto a quella dei virus del 1918-19. In entrambe le occasioni, però, grazie alle migliori condizioni di salute della popolazione e all’impiego di misure sanitarie adeguate la mortalità risultò inferiore. L’esperienza del passato e quella del presente ci porta ad affermare che non sarà possibile evitare epidemie/pandemie influenzali date le peculiarità dei virus (alta variabilità antigenica, capacità di passare da una specie all’altra) e la grande mobilità delle popolazioni tra zone anche lontane. Quello che è certo però è che nessuna epidemia avrà l’ampiezza di quelle di epoche a noi non lontane grazie ai progressi della scienza e all’esistenza delle reti internazionali di monitoraggio.


Diamo un nome alle "cose"


Questa mattina ho dovuto annullare un biglietto ferroviario per Milano. L’evento al quale dovevo partecipare a metà marzo è stato rinviato a data da destinarsi. L’impiegato, gentilissimo, ha riempito un modulo cartaceo e nella causale ha scritto COVID-19. COVID è l’acronimo di COrona VIrus Disease. Il 19 sta per l’anno in cui la malattia si è manifestata per la prima volta. Vi potrà essere capitato di leggere da qualche parte la sigla 2019-nCoV derivata da 2019 novel Corona Virus. Si tratta del vecchio nome dato al virus che ora si chiama SARS-CoV-2.


Il quadro clinico e la diagnosi


COVID-19 si presenta in modo non specifico (le manifestazioni sono le stesse di qualsiasi altra forma influenzale) la diagnosi viene posta sulla base di dati epidemiologici (vedi contatti con individui malati). Tipico è poi il reperto della tomografia computerizzata (TC) che rileva la presenza nei polmoni di opacità multifocali a vetro smerigliato (Ground-Glass Opacities, GGOs) localizzate prevalentemente a livello del lobo inferiore. L’aumento del numero, dell’estensione e della densità delle GGOs indica la progressione della malattia. Stante questo aspetto tipico la TC ha un ruolo fondamentale ai fini della diagnosi precoce.




L’etica al tempo del Coronavirus


Secondo i dati del Ministero della Salute aggiornati al 28 febbraio 2020 (ore 18.00) i casi positivi in Italia sono 888, i decessi sono stati 21 e 46 è il numero dei guariti. Coloro che fin qui hanno avuto la sfortuna di contrarre l’infezione sono stati adeguatamente assistiti. Nella crisi il progresso scientifico avanza a grandi passi. Le Istituzioni, i medici, gli scienziati sono impegnati in prima linea ma non c’è nessuno che possa sentirsi estraneo alla questione. Siamo tutti coinvolti. Esiste un’etica al tempo del Coronavirus che impone una serie di comportamenti il cui scopo è quello di difendere sé stessi e l’intera collettività.


Qui di seguito riporto le dieci regole da seguire così come suggerite dal Ministero della Salute:


  • Lavati spesso le mani con acqua e sapone e con gel a base alcolica;

  • Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;

  • Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani;

  • Copri bocca e naso con fazzoletti monouso quando starnutisci o tossisci. Se non hai un fazzoletto usa la piega del gomito;

  • Non prendere farmaci antivirali o antibiotici senza la prescrizione del medico;

  • Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol; Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato e se assisti persone malate;

  • I prodotti MADE IN CHINA e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi;

  • Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo Coronavirus;

  • In caso di dubbi non recarti al pronto soccorso, chiama il tuo medico di famiglia e segui le sue indicazioni.


In attesa del vaccino ci sono i farmaci


In attesa che venga messo a punto il vaccino si sta sperimentando l’azione dei farmaci. Gli studi clinici multicentrici condotti in Cina hanno dimostrato che la clorochina fosfato, un vecchio farmaco usato per la malaria, è efficace nel trattamento della polmonite associata a COVID-19. L’efficacia di questo principio attivo è tale da suggerire la sua inclusione nella prossima versione delle Linee Guida per la prevenzione, la diagnosi ed il trattamento della polmonite causata da COVID-19 pubblicate dalla National Health Commission della Repubblica Popolare Cinese.

Nel frattempo presso l’University of Nebraska Medical Center (UNMC) di Omaha è stato avviato uno studio clinico randomizzato e controllato per valutare la sicurezza e l’efficacia del remdesivir (un farmaco antivirale prodotto dall’azienda americana Gliead Sciences) sugli adulti ospedalizzati con diagnosi di COVID-19.


La grande sfida è trovare un vaccino


Mi sembra di vederli tutti quegli scienziati sparsi per il mondo il cui unico pensiero da un paio di mesi è trovare un vaccino contro il nuovo Coronavirus. Tra le varie ipotesi di lavoro c’è quella che tiene conto dell’alta somiglianza genetica tra SARS-CoV-2 e SARS-CoV,

l’agente causale dell’epidemia del 2003. Il vantaggio è quello di poter sfruttare gli studi immunologici già esistenti per SARS-CoV.


I nuovi vaccini non sono più a base di virus interi attenuati o inattivati. Attraverso la sintesi di laboratorio è possibile costruire peptidi (piccoli frammenti proteici) la cui sequenza corrisponde alla porzione del capside virale più attiva nella produzione di anticorpi. I peptidi sintetizzati in laboratorio possono essere introdotti all’interno di strutture artificiali come i liposomi che ne aumentano l’immunogenicità senza la necessità di introdurre elementi indesiderati a scopo adiuvante (vedi ossido di alluminio, emulsioni di olio minerale e acqua). È quello che stanno facendo gli scienziati dell’Università del Queensland guidati dal biochimico Peter Høj.


Conclusioni


Non vi è dubbio che se da una parte ci troviamo di fronte ad un’emergenza sanitaria di

interesse internazionale dall’altra possiamo contare sull’ingegno e la dedizione di menti geniali. David Quammen, l’autore di Spillover, l’evoluzione delle pandemie ha dichiarato: ‶Siamo stati noi a generare l’epidemia di Coronavirus. Potrebbe essere iniziata da un pipistrello in una grotta, ma è stata l’attività umana a scatenarla″. Probabilmente Quammen non sbaglia ma se è verso che la globalizzazione ha contribuito al diffondersi dell’epidemia è la stessa globalizzazione che porterà al diffondersi delle soluzioni. Nell’attesa il nostro compito è quello di contribuire alla condivisione delle informazioni corrette, l’unico antidoto contro l’allarmismo dilagante.





Dott.ssa Roberta Martinoli

Nutrizionista

Dottore in Scienze Agrarie

Dottore in Scienza della Nutrizione Umana

Medico Chirurgo

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