Tuttofood 2026 le vere novità le secondo Domenicantonio Galatà
- Dr Domenicantonio Galatà

- 15 mag
- Tempo di lettura: 3 min
COMUNICATO STAMPA Tuttofood Milano 2026: il vero tema è uno solo: come trasformare la scienza in abitudini di consumo
di Domenicantonio Galatà Biologo, food advisor, divulgatore scientifico e Presidente Onorario AINC – Associazione Italiana Nutrizionisti in Cucina
Milano – Tuttofood 2026 restituisce una fotografia molto precisa di come stia cambiando il rapporto tra industria alimentare, consumatori e identità gastronomica. La sensazione è chiara: il mercato alimentare si sta muovendo più velocemente delle nostre abitudini alimentari.
La vera difficoltà oggi non è soltanto innovare un prodotto, ma riuscire a tradurre il messaggio scientifico-divulgativo in un comportamento quotidiano, in una nuova abitudine di consumo e, quindi, di acquisto.
Alcune aziende hanno iniziato a esplorare, altre hanno ancora molto da costruire in termini di racconto, di coinvolgimento del consumatore in termini di stile di vita, di educazione ai consumi.
Tra le innovazioni più interessanti incontrate in fiera, merita attenzione il lavoro del Pastificio Liguori, capace di innovarsi senza perdere il legame con la propria identità. A Tuttofood presenta una novità assoluta: la prima linea di pasta al mondo con aggiunta di probiotici.
È un passaggio culturale importante: per la prima volta i probiotici entrano nel mondo della pasta, trasformando un alimento quotidiano in un potenziale strumento funzionale. La modalità di cottura resta la stessa, così come l’esperienza sensoriale nel piatto. Cambia però il significato nutrizionale percepito dal consumatore. Noi l’abbiamo assaggiata: il gusto resta quello della pasta di sempre. La sfida vera sarà far comprendere al consumatore perché questa innovazione possa rappresentare un valore aggiunto reale.
Interessante anche il caso di Mela Madre di De Nigris, un aceto di mele biologico, non filtrato e non pastorizzato, ottenuto da cinque varietà di mele italiane, senza concentrati. Il ritorno della “madre” – quell’insieme naturale di batteri benefici – racconta bene un altro grande trend emerso in fiera: il mondo dei fermentati e dei prodotti vivi, oggi osservato con crescente interesse soprattutto dai mercati internazionali.
Buyer del Nord Europa cercano prodotti free from, operatori americani osservano con attenzione il comparto dei fermentati, delegazioni asiatiche guardano alle filiere mediterranee come modello di qualità e sostenibilità, mentre l’Est Europa continua a studiare la cucina italiana anche come paradigma industriale. Un'evoluzione interessante arriva dal mondo lattiero-caseario, dove cresce la domanda di prodotti senza lattosio ma fedeli all’identità originaria. È il caso dello yogurt di bufala senza lattosio della Latteria San Salvatore, che mantiene struttura, cremosità e naturalità del latte fresco proveniente dagli allevamenti aziendali, ampliando il pubblico potenziale.

Ma il fenomeno più evidente, e forse più controverso, resta quello del comparto high protein. A mio modesto parere, il mercato delle proteine è ormai fuori controllo e rischia di generare una distorsione narrativa pericolosa verso tutti gli altri comparti. Sembra quasi che, se un prodotto non è proteico, non sia sano non sia nutriente.
È un rischio culturale prima ancora che nutrizionale. La salute non si costruisce inseguendo un singolo nutriente, ma attraverso equilibrio, varietà e qualità delle preparazioni. La cucina resta il luogo dove il valore nutrizionale prende davvero forma. Non basta aggiungere proteine: serve comprendere processi, trasformazioni, biodisponibilità, tecniche di cottura e qualità degli ingredienti.
Ed è qui che emerge un altro tema fondamentale: il futuro della cucina italiana non può

essere affidato a una sola voce. Vanno bene i cuochi, vanno bene i giornalisti, ma oggi più che mai serve un lavoro di squadra. Il contributo di biologi nutrizionisti, tecnologi alimentari, medici, ricercatori e professionisti della ristorazione diventa centrale per tradurre la complessità scientifica in scelte alimentari concrete.
Perché la cucina non è solo gusto: è salute pubblica.
In questo scenario, anche il tema del sale torna finalmente centrale con Compagnia Italiana Sali (CIS) che ha presentato il White Paper sul sale marino, un documento che prova a superare anni di semplificazioni e demonizzazioni.
Il messaggio è semplice ma importante: il vero rischio non è il sale in sé, bensì lo squilibrio tra carenza ed eccesso nel consumo quotidiano. L’obiettivo è avviare una nuova stagione di comunicazione nutrizionale più personalizzata, meno ideologica e più aderente ai bisogni reali delle persone. Sicuramente la nostra rete di biologi supporterà CIS.
Noi di AINC – Associazione Italiana Nutrizionisti in Cucina eravamo presenti a Tuttofood, partecipando anche ad alcuni momenti di confronto e divulgazione, tra cui i talk organizzati da Geo WEEK e Fresh Point Magazine. La sensazione finale è che il cibo stia cambiando rapidamente e che il consumatore abbia sempre più bisogno di essere accompagnato, soprattutto tra i "carrelli".

La vera novità di Tuttofood 2026 non è un ingrediente, una tecnologia o un claim nutrizionale: è la consapevolezza che non basta più produrre cibo: abbiamo tutti un ruolo sociale anche le aziende. Domenicantonio Galatà.
Per info
Domenicantonio Galatà



Commenti